Milan – Velasco

VELASCO CI PROVA GUSTO

“Ma come potrei spiegare il calcio a Baresi e a Savicevic”.
“Il Milan é una grandissima squadra e sono orgoglioso che si interessi a me, anche se sono un po’ sorpreso. Berlusconi l’ho conosciuto qualche anno fa. Mi piace come fa il presidente, lui difende gli allenatori: me l’ha detto Sacchi. Ma io sono un allenatore di pallavolo”.
“Avrei voluto fare il preparatore atletico di una squadra di calcio, ma avevo giá vinto qualche titolo mondiale con la pallavolo. So che avevano fatto il mio nome a Moratti e a Mantovani. Se Berlusconi mi chiamasse? Ci andrei e gli direi che non accetto clausole a vincere…”.

Julio c’é la radio. Jlio ti aspettano per la diretta. Julio alla tv, bene anche la registrata. Grande Albergo Porro, Salsomaggiore. Sala ristorante, ore 12.30. Julio Velasco é nel tavolo in fondo, spalle al muro, camicia a quadri bianchi e azzurri. Un piattone di spaghetti al pomodoro. Julio é abbronzato. Una forchettata. Julio al telefono. Si alza, torna. Un’altra forchettata. Julio in cabina. “Chi é? Ah, bene…”. Ritorna. Julio, c’é… “Alt, adesso, basta. Adesso finisco di mangiare”, dice Julio Velasco. Braciola, gelato, caffé. “Che giornata. E io che volevo cominciare la settimana traquilo, dobbiamo prepararci per Atlanta”.
Ci sediamo al bar. La prima pagina della “Gazzetta” sul tavolino. “Berlusconi vuole Velasco al Milan”. Sorpreso? Si toglie gli occhiali, li pulisce. “Si, certo. Non me l’aspettavo. Una cosa improvvisa…”. Sorride quasi perpleso. L’abbronzatura fa risaltare i denti bianchissimi Ne ha presi di sole, eh?. “Un sacco. Ho giocatto a calcetto tutta la domenica e io divento subito nero: sono un indio. Il calcetto é la mia passione, a Modena siamo in un gruppo di amici. Stavolta ho giocato troppo, sono stanchissimo, mi fa male dappertutto”.
Calcetto, calcio. Velasco dice: “sono un grande appasionato, mi piace. Da ragazzo, sino a 13 anni, ero nell’Estudiantes. Sai, io ero ,nel 1969, alla finale Intercontinentale con il Milan. C’era Combin. Quante botte, lo hanno ridotto male”. Fissa il titolone. “Il Milan é una grandissima squadra, organizzazione perfetta”. Julio, cuando ha sentito Berlusconi? “L’ho detto, sono sorpreso. Non l’ho sentito. Leggo che lui é interessato a me e questo mi fa molto piacere. Sono orgoglioso. Ma non ho parlato con nessuno e nessuno mi ha contattato”.
Si fa portare una Cocacola e poi accende una Marlboro. Stacca il telefonino. “Questo numero non ce l’ha nessuno”. Neppure Berlusconi? Ridaccia. Julio, se adesso chiama Berlusconi cosa risponde? “Mah, non penso. E poi lui é uno che si muove pensante, ti invita a cena ad Arcore”. Ma selo chiama, cosa fa? “Vado a parlargli. Sarebbe come andare da Agnelli o a Parigi in un museo. Ci vado e gli parlo perché penso sia anche un fatto culturale”.
Julio Velasco racconta: “Ho conosciuto Berlusconi alcuni anni fa al Seminatore d’oro. Poche parole, una stretta di mano. Mi piace come fa il presidente. Lui difende gli allenatori, me lo ha detto Sacchi. Io credo che un presidente abbia il diritto di cacciare il suo allenatore, ma non quello di togliergli il potere e metterlo in difficoltá con i giocatori. E non sopporto quei presidenti che vanno a chiedere ai giocatori pareri sul lavoro del tecnico. Berlusconi é grande presidente…”. E adesso gli é venuta l’idea-Velasco per il Milan del futuro. Spegne la sigaretta: “Velasco allenatore? No, via io sono allenatore di pallavolo, della nazionale di pallavolo. Il calcio é un’altra cosa. No, non c’entra la tattica, non é la cosa piú complicata. Per questa parli due, tre ore con Sacchi e due, tre con Trapattoni e loro te la spiegano. Il problema non é questo. Il problema é che io non sono un allenatore di calcio”.
Ma Berlusconi cerca il conduttore di uomini, lo spirito, la mentalitá vincente. “Mentalitá? Cosa vuol dire? E’ una cosa astratta. La mentalitá vincente te la fai vincendo. E il Milan di Capello ha vinto quattro scudetti in cinque anni. Se non ha la mentalitá lui…”. Ripete che é lusingato, che la notizia gli fa piacere, ma che oggi ha nella testa solo obiettivo: Atlanta, le Olimpiadi. E poi un bel ruolo al Milan, no? Si accende un’altra Marlboro e butta in alto il fumo. Ti fissa. Un bel Milan, caro Julio…
“Guarda, io avrei voluto fare anche il preparatore atletico di una squadra di calcio, ma avevo giá vinto alcuni titoli del mondo con la pallavolo. L’allenatore? Non posso, non sono in grado di farlo. Sono bravo, credo di essere bravo con la pallavolo, ma questo non vuol dire che se uno é bravo a fare una cosa, possa fare tutte le altre”.
Parla tranquillo, é affascinante ti conquista Julio Velasco. “Io spiego ai miei giocatori le cose che loro non sanno. Questo é il mio ruolo. Cosa faccio? Vado al Milan a insegnare a Baresi e Savicevic come si gioca al calcio? Io posso solo imparare. Il calcio é un’altra cosa, un’altra disciplina, altro ambiente, altri uomini”. Ma l’idea Berlusconi é legata al metodo Velasco. Julio scuote la testa. “No, no: se il metodo non é accompagnato da una specifica preparazione diventa un metodo vuoto. Io dovrei cominciare da zero, altroche Milan. Dovrei iniziare a lavorare, intendo come allenatore, dalla serie C o dall’Interregionale”.
Torna sulle Olimpiadi, Atlanta. “Penso solo a questo. Ci sará pressione, ci aspettano dobbiamo cominciare a concentrarci”. E poi? “Poi mi metto a lavorare con la nazionale femminile. Nessuno ci crede, pensano che scherzi e invece io ci credo. Questa é una sfida che mi esalta perché loro non vincono mai. Non é escluso che un giorno posso lavorare anche nel calcio. Mi piacerebbe, magari un ruolo a livello manageriale. Da vedere, da studiare. No so, non saprei. Ma mi piacerebbe”.
Un suo amico non ha dubbi, ilu suo amico é Sacchi. Lo vedrebbe bene nel calcio, anche como tecnico. Julio si distende: “Arrigo é straordinario. Pensa dove é arrivato, senza giocare al calcio… Ci sentiamo spesso, pranziamo assieme. Una volta abbiamo visto un partita. Parma-Foggia, e mi ha spiegato le tattiche, le due zone. A lui e a Trappatoni ho chiesto consigli nel ’90. Era il periodo in cui le quotazioni dei nostri giocatori erano salite alle stelle. Mi sono fatto spiegare da loro come si gestisce un giocatore da un miliardo l’anno”.
Il calcio gli piace, come il rugby. Gli piace pure Fabio Capello, un vincente, uno che sa gestire con grande abilitá il gruppo, che ha saputo pilotare uomini come Baggio e Savicevic. “Pensa, é stato Capello, sei anni fa, cuando era dirigente della Mediolanum a offrirmi la squadra di pallavolo. Ho detto no, ma siamo in buon rapporti”.
Non ma mai avuto offerte da parte di societá di calcio. “Ho sentito parlare. Dirigenti dell Inter che avevano lavorato nella pallavolo hanno fatto il mio nome a Moratti. Ricordo che anche il vecchio presidente Mantovani aveva pensato di affiancarmi come vice, o preparatore, al tecnico della Sampdoria. Ho letto. Oferte una sola: quella di un signore che avrebbe voluto acquistare il Modena. Se lo prendo, mi disse, lei lavora con me. Non lo ha preso”.
E se Berlusconi le propone un contratto? Si alza. “Non accetto clausole a vincere…”. Ride e va in palestra.

Germano Bovolenta